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Il Vocabolario di tre nobilissimi linguaggi

 
Il Vocabolario di tre nobilissimi linguaggi, italiano, illirico, e latino è un’opera redatta a Zara dal canonico Giovanni Tanzlingher Zanotti sullo scorcio del sec. XVII, in un’epoca di crisi e ristagno culturale, dovuto anche, come osserva lo stesso Autore, alla costante minaccia turca nell’entroterra. L’intento era di favorire un risveglio culturale tra la popolazione dell’area dalmato-croata, cercando innanzitutto di porre rimedio alla corruzione della lingua, intrisa di italianismi, dimostrando che essa non era affatto “arida e povera” (neploddan i ubog), ma anzi vitale e ricca, e che per ogni parola italiana si potevano trovare anche “una, due, tre e anche più” (yednò, duoye, troye i vecche) corrispondenti voci slave. Riportiamo qui sotto l’inizio della Prefazione o Saluto (Zdravje) della copia padovana (ma lo stesso contenuto compare anche nella copia di Zagabria), che meglio di ogni altra cosa chiarisce lo scopo dell’opera:
 
Alla gioventù croata slovina rassegnata e imitatrice. Per il loro bene.
Per venticinque anni, con non poca diligenza e costanza ho dedicato la mia giovinezza a tradurre questo vocabolario della lingua italiana nella nostra lingua croata, slovina, e questo con nessun altro scopo se non quello di combattere la corruzione della nostra lingua liburnica, dalmata, slovina, croata, che cresce come loglio in mezzo al grano in questo paese dalmato liburnico, cosicchè un giovane e baldo croato oggi non è più capace di esprimersi in croato, slovino puro, naturale e sente il bisogno di mescolarlo e corromperlo con la favella italiana. Causa di questo non piccolo male non sono altro che queste guerre crudeli e incessanti che da ogni richiamano in aiuto gli uomini contro il turco crudele e infedele […].
 
Stando a quanto testimonia lo stesso Tanzlingher nel suo testamento stilato nel 1732, egli curò, nel corso di alcuni decenni, tre copie del vocabolario. Di una di queste (un manoscritto in due volumi) si sono perse le tracce, mentre le altre due sono giunte fino a noi. Una è conservata a Zagabria, presso l’Archivio dell’Accademia Croata (segnatura Ib-142) e l’altra a Padova, presso la Biblioteca dell’ex Istituto di Filologia Slava, ora Sezione di Slavistica del Dipartimento di Lingue e letterature anglo-germaniche e slave (segnatura VII a 1-2). Recentemente, è stata individuata anche una quarta copia del vocabolario, di cui finora non era mai stata fatta menzione (né dal Tanzlingher né da altri). Essa è conservata a Londra, presso la British Library (segnatura 10.360).
La copia di Zagabria è un manoscritto costituito da 158 fogli (cm. 21 x 30) a cui si devono aggiungere, alla fine del vocabolario, altri 5 fogli contenenti un’interessante appendice dedicata ai diversi epiteti applicabili a una rosa di nomi (Epitteti raccolti da diversi autori). La Prefazione porta la data 2 agosto 1679. I due primi fogli del vocabolario risultano lacerati in alto a destra, ragion per cui né la Prefazione né il titolo dell’opera (in testa all’inizio del vocabolario vero e proprio) sono perfettamente leggibili. A parte l’appendice degli epiteti, dedicata al solo croato, il vocabolario è trilingue: italiano, illirico e latino. La sua esistenza era nota alla comunità scientifica fin dal 1861, quando G. Ferrari Cupilli, pubblicò nell’“Annuario dalmatico” un resoconto sulla vita e le opere di Giovanni Tanzlingher (Ferrari-Cupilli 1861). Per unanime giudizio, la copia di Zagabria rappresenta la prima redazione dell’opera. La copia di Zagabria è stata studiata e descritta da Tomo Matić (Matić 1953).
La copia di Londra è un manoscritto di 258 fogli (cm. 20 x 28), recante il titolo Vocabulario italiano, ed Illirico. Raccolto da Don Giovanni Tanzlingher. Dottore e Canonico di Zara l’anno 1699. Alla fine del vocabolario compare un’appendice: Raccolta d’alcuni termini militari che s’attrovano sparsi nel Libro Maresciallo. Non vi è alcuna Prefazione. Come dice il titolo, a differenza delle altre, il vocabolario trasmesso da questa copia non è trilingue, ma bilingue: la parte latina manca. Il manoscritto, pervenuto alla British Library nel 1836 in seguito ad un’asta, è stato scoperto e reso noto alla comunità scientifica solo di recente (Sironić-Bonefačić 1992). La copia di Londra è stata studiata e descritta da Volker Bockholt, Zrnka Meštrović e Nada Vajs (Bockholt, Meštrović, Vajs 2001). Essa si contraddistingue per un'eccezionale correttezza linguistica.
La copia di Padova è di gran lunga la più estesa delle tre. Si tratta di 1316 pagine in folio (cm. 32 x 45) divise in due colonne contenenti ognuna circa 40 righe. L’opera, rilegata in due volumi foderati in pergamena, porta il titolo Vocabolario di tre nobilissimi linguaggi italiano, illirico, e latino con l’aggiunta di molt’erbe semplici, e termini militari, raccolto dal Molto Reverendo Signor D. Giovanni Tanzlingher, Dottor, e Canonico di Zara. Il vocabolario è preceduto da una Prefazione datata 22 maggio 1704 (mentre nell’intestazione della pagina successiva, con cui ha inizio il vocabolario vero e proprio, troviamo la data 1699). Ottimo lo stato di conservazione. La scrittura è perfettamente leggibile e sono molto rari i punti in cui compaiono macchie d’inchiostro o cancellature dello stesso.
Uscita vent’anni dopo la prima copia (quella di Zagabria) e notevolmente aumentata rispetto a quella, essa è considerata la seconda redazione del vocabolario trilingue. Anche l’esistenza di questa copia era da tempo nota alla comunità scientifica, dal momento che anch’essa veniva menzionata dal Ferrari-Cupilli nel suo sopraccitato studio sulla vita e le opere di Giovanni Tanzlingher (Ferrari-Cupilli 1861). In quella sede si diceva anche che l’opera apparteneva in quel momento alla famiglia Filippi di Zara. Il fatto veniva confermato alcuni decenni dopo da S. Urlić (Urlić 1907). In seguito però di questo importante manoscritto si erano perse le tracce.
Dopo complesse traversie non ancora del tutto ricostruite, l’opera divenne proprietà della Biblioteca dell’Istituto di Filologia slava dell’Università di Padova (oggi Sezione di Slavistica del Dipartimento di Lingue e letterature anglo-germaniche e slave), allora diretto dall’insigne slavista zaratino Arturo Cronia, che vi prestava il suo insegnamento come titolare della Cattedra di serbo-croatistica. Come testimoniano i registri inventariali, la preziosa copia, descritta come “Manoscritto pergamenato del Grande dizionario trilingue di Ivan Tanzlingher”, risulta acquistata in data 29/11/1952 per un valore di L. 100.000, contrassegnata dal numero d’ingresso 4484 e dal numero di inventario 2397. Come mostra l’Ex libris, posto sul lato interno della copertina di entrambi i volumi, l’opera era appartenuta a Giuseppe Praga, storico, archivista, bibliofilo, noto esponente culturale zaratino nel periodo tra le due guerre, fondatore, tra l’altro, nel 1926, assieme a Cronia, della Società dalmata di Storia patria.
Il ritrovamento del Vocabolario di tre nobilissimi linguaggi italiano, illirico e latino diventa un fatto noto alla comunità scientifica sette anni dopo, nel 1959, quando Jolanda Marchiori pubblicò uno studio particolareggiato ed esauriente sull’opera (Marchiori 1959).
Da quanto detto finora dovrebbe risultare evidente l’importanza della redazione padovana del Vocabolario trilingue, la più estesa, la più completa e la meglio conservata delle copie giunte fino a noi, rimaste tutte, a tutt’oggi, inedite e quindi praticamente inutilizzate. Nelle sue 1316 pagine, essa presenta oltre 80.000 unità lessicali croate, molte delle quali non compaiono nemmeno nel Rječnik hrvatskoga ili srpskoga jezika (ARj) in ventitre volumi, curato dall’Accademia jugoslava. Tali voci riguardano i più svariati ambiti: quello della sfera pubblica e privata, l’ambito religioso, quello dell’amministrazione pubblica, della casa, dell’agricoltura, ecc.
La sovrabbondanza di forme riportate dal Tanzlingher, che si spiega anche, probabilmente, con l’intento dell’autore di sottolineare la ricchezza della lingua illirica, si rivela talvolta più apparente che reale: oltre a numerose pure e semplici varianti grafiche riportate nel Vocabolario come forme distinte (per es. Daachyà, Daatyà in voce Omaggio [763], Dabaar, Dabbar in voce Castoro [178]), tra le forme compaiono spesso “doppioni” in čakavo, štokavo ekavo, ikavo e kajkavo; così pure i verbi risultano vengono spesso riportati nelle forme perfettive e imperfettive (per es. Sakritti, Sakryuati in voce Nascondere [735]; Otuoritti, Otuarati in voce Disserrare [362]; Poçeeti, Poçignati in voce Cominciare [218]), mentre gli aggettivi sono dati spesso alla forma determinativa e indeterminativa o anche neutra, con l’accento tronco (p.es. Dobrò, Dobar, Dobri in voce Buono [149]; Yaak, Yaaki in voce Forte [462]; Scricchyan, Scricchni, Dobroscricchyan, Dobroscrichnò in voce Fortunato [463]; molti termini sembrano poi dei calchi creati dallo stesso Tanzlingher, soprattutto i sostantivi deverbativi in –nje o alcune frasi avverbiali (vedi Ponauooglnò in voce Tardamente [1200]; Ponauoglyenyè in voce Tardamento [1200]).
In ogni caso la ricchezza del vocabolario è enorme e considerevole è pure il vantaggio che la sua pubblicazione porterà, consentendo uno studio concreto ed esaustivo della lingua lì testimoniata.