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Criteri per l'edizione on line del testo

 
Secondo le consuetudini filologiche correnti, nella digitalizzazione del testo abbiamo seguito un criterio conservativo, mantenendo, nei limiti del possibile, la grafia dell’originale. Questo criterio è stato perseguito soprattutto per il croato, che rappresenta la parte davvero “informativa” del vocabolario, quella in cui ogni elemento linguistico può costituire una traccia importante per la ricostruzione di uno stadio linguistico non ancora ben noto e studiato.
Tuttavia, viste le numerose imprecisioni ed incoerenze grafiche presentate dal manoscritto (nell’uso della punteggiatura, nella segnalazione degli accenti, nella segnalazione del passaggio a un’altra lingua, ecc.), siamo ricorsi ad alcuni interventi di normalizzazione, limitati peraltro a fatti grafici linguisticamente irrilevanti indispensabili per una più fluida lettura del testo, che qui segnaliamo.
 
Maiuscole.   Nella parte italiana il manoscritto presenta, secondo la consuetudine dell’epoca, un uso ipertrofico, e al contempo oscillante, delle maiuscole. Sono in genere (ma non sempre!) scritti con la maiuscola i nomi geografici (Egitto, Giudea), i punti cardinali (Ponente, accanto però a mezzogiorno in voce Agherbino), le denominazioni di cariche (Magistrato, Papa, Parroco, Giudice ecc.), di feste (Pentecoste, Festa dello Spirito Santo, ma anche molti nomi comuni di animali o cose (Es. Oca in voce Anitra [61], Navilio in voce Barcollare [117]), ecc. Nella trascrizione, abbiamo regolarizzato l’uso delle minuscole e maiuscole secondo le norme della lessicografia moderna. Abbiamo però mantenuto (e regolarizzato) la maiuscola nei casi in cui la norma attuale consente la libera scelta (in termini come Cielo usato nella sfera religiosa (per es. in voce Ascensione [90]), nella denominazione delle massime cariche ecclesiastiche o civili, quali Papa, Pontefice, Vescovo, Principe, Re, Imperatore, ecc.). Anche per la parte latina sono state applicate le correnti convenzioni ortografiche.
Il problema non si pone per la parte croata del Vocabolario poiché le singole traduzioni che compaiono in questa sezione vengono regolarmente trattati con la maiuscola in quanto separati da un punto (a differenza dall’italiano che usa la virgola come elemento separatore).
 
Accenti.   Anche per quanto riguarda l’uso degli accenti, la sezione italiana del manoscritto presenta, com’era comune all’epoca, incoerenze ed oscillazioni. L'accento di gran lunga prevalente è quello grave. Spesso però si trova anche quello acuto. A parte il caso in cui poteva indicare la “e” chiusa (Cinquadéa [202], Fricasséa [471], Galéa [482], ecc.), l’accento acuto è per lo più (ma non sempre!) usato sopra la “i” in casi di iato (Paratío [792], Caparbíería [165], ecc.). In quantità del tutto sporadica (p.es. pro in voce Indarno [568]) si trova il circonflesso.
Nella trascrizione, abbiamo regolarizzato l’uso dell’accento secondo la norma attuale, annotando l’accento (sempre e solo grave!) solo per distinguere parole omografe e per le parole tronche. Ovviamente, abbiamo mantenuto la distinzione tra accento acuto e grave per “e” ed “o”.
In particolare, abbiamo uniformato e regolarizzato l’accento per più, che talora (raramente!) nel nostro manoscritto non presenta l’accento (vedi Filo [446], Villanzone [1287]) o lo presenta acuto (vedi Cibreo [199]).
Lo stesso abbiamo fatto per perché, acciocché, fuorché, sicché, ecc. e, in generale, per tutti i composti con che, anche quelli che sono ormai desueti come avantiché, fuoriché, imperciocché ecc. Tutti questi termini compaiono nel manoscritto di norma con l’accento grave, ma talora (raramente!) anche con l’acuto o addirittura senza accento.
Abbiamo anche regolarizzato la grafia di né, che nel nostro vocabolario compare di norma “e” con l’accento grave o, eccezionalmente (vedi Sempiterno [1066]) senza accento.
Nel condurre questa normalizzazione, a parte le oscillazioni tra l’annotazione dell’acuto o del grave, non abbiamo peraltro riscontrato casi di discordanza per quanto riguarda la collocazione dell’accento rispetto all’accentuazione moderna, tranne che in due soli casi: Madìa [666], e Capomáestro [168].
Per il testo croato: si è invece adottato un criterio rigorosamente conservativo, dal momento che è questa la parte più importante, più informativa, del vocabolario. L’accento (finale) viene sempre lasciato anche se non presenta alcun riscontro con l’uso odierno. Per questa ragione, peraltro, non va ripristinato nei casi in cui esso non compare (per probabile dimenticanza dello scrivano).
 
Punteggiatura.   La punteggiatura, che nel manoscritto presenta frequenti oscillazioni ed incongruenze, è stata uniformata, regolarizzata scegliendo la consuetudine grafica più frequente ed uniformando a questa anche i casi che fanno eccezione.
Ad esempio, abbiamo posto un punto alla fine di ogni settore linguistico (italiano, croato, latino), anche dove questo non compariva.
All’interno del testo italiano, abbiamo uniformato e regolarizzato l’uso della virgola come segno di separazione logica. Più precisamente, una virgola è stata messa sempre a separare il lemma dalla sua spiegazione, come fa del resto il copista nella maggior parte dei casi (ad eccezione, ovviamente, di quei casi in cui dopo il lemma segue una parentesi). Anche all’interno della spiegazione della voce italiana le virgole vengono inserite automaticamente quando lo scrivano le ha omesse, o quando al loro posto ha usato altri simboli come “/”, la cui frequenza nel manoscritto è invece irrisoria (vedi Chiavare/da chiavo/ conficcare e Chiavare/da chiave/ serrare a chiave, o con la chiave, che diventano rispettivamente: Chiavare, da chiavo, conficcare e Chiavare, da chiave, serrare a chiave, o con la chiave [194]). Vedi Pece, vizio / tutti siam macchiati d’una pece…, che diventa: Pece, vizio, tutti siam macchiati d’una pece… [806].
Sempre sulla base di criteri di frequenza, abbiamo poi fatto precedere (ma non seguire!) sempre da virgola le varie abbreviazioni, di cui si fornisce un Elenco a parte.
Anche l’uso delle parentesi è stato regolarizzato nel senso che sono state inserite parentesi di chiusura o di apertura quando erano state omesse dal copista o quando in loro vece compaiono due segni simili, fortemente stilizzati.
Nei casi di definizioni quali “erba nota” o “erba medicinale”, che compaiono talora tra parentesi, talora tra due virgole, abbiamo invece lasciato la grafia di volta in volta presentata dal manoscritto, che non impedisce comunque una lettura fluida del testo, ed evita interventi inutili e infondati sotto l’aspetto della frequenza. Allo stesso modo, si è lasciata la grafia usata di volta in volta dal copista (le parentesi tonde o le virgole) per definizioni quali “pesce”, “pesce noto” e “animaletto noto” e così pure per le varie definizioni del tipo “voce bassa”, “voce ebraica”, “voce greca”, “voce lombarda” ecc.
Si è regolarizzata la scrittura del punto e virgola prima dell’elemento “Vedi” che introduce un lemma sinonimico.
Infine, nel testo italiano l’uso non sempre coerente (ma nettamente prevalente) della virgola è stato regolarizzato prima delle congiunzioni “e” ed “o” e prima di una frase relativa (introdotta da “che”). Non abbiamo però mai messo la virgola, ma l’abbiamo anzi tolta, nei rari casi in cui compariva, nei contesti in cui sequenze introdotte dalle suddette congiunzioni seguono immediatamente un’abbreviazione grammaticale (vedi per esempio la scrittura senza virgola, adottata da noi in fem. che avvisa in voce Avvisatrice [108], fem. che tesse in voce Tessitrice [1215]), avv. loc. e vale, di che luogo in voce Onde [765], maniera avverb. e vale in voce Or bene sta [770]).
Nei contesti “colui che”, “lo stesso che”, dove l’uso della virgola nel manoscritto è molto frequente ma oscillante (25/6 e 50/16), e così pure in “quel che” o “quella che”, dove esso è ancor meno frequente (12/19 e 3/3), abbiamo lasciato la grafia che trovavamo via via nel manoscritto, senza procedere a una regolarizzazione.
La sezione croata presenta una struttura indubbiamente più semplice, dove le diverse traduzioni per lo più vengono accostate l’una all’altra separate da un punto. Tale struttura (ossia l’uso del punto come segno di seprazione) è stato uniformato e regolarizzato.
Per quanto riguarda la sezione latina, abbiamo regolarizzato la virgola per separare due o più varianti costitutive di uno stesso sintagma o di una stessa frase. Per es.: Animo angi, vexari in Cattiveggiare [180], Infirmae, imbecillae valetudinis in voce Cagionevole [153], ecc. Invece laddove vengono date due diverse traduzioni, abbiamo regolarizzzato l’uso del punto. Per es.: De more. Ex consuetudine in luogo di De more; ex consuetudine in voce Accostumatamente [18].
Come per l’italiano, anche per il latino abbiamo lasciato (e regolarizzato) l’uso della virgola che precede le congiunzioni “e” ed “o”. Nel secondo caso, la congiunzione è stata però scritta in corsivo. Per es.: Dignitatibus affectus, et honoribus in voce Carico d'onori [172], Vilis, o malus caballus in voce Carogna [173]; Tristitia, o maerore afficiens in voce Attristante [99].
Per quanto riguarda il segno usato dal copista per separare un settore linguistico da un altro (segno piuttosto inusuale e, oltretutto, non usato sempre in maniera coerente nel manoscritto) questo non è stato usato. Siamo ricorsi ad altri mezzi che, opportunamente trasformati, consentono nel momento della visualizzazione, una regolare e chiara separazione tra i vari settori linguistici.
Non compaiono nella visualizzazione alcuni segni collocati talvolta a margine del lemma italiano (vedi per es. Affluitudine, Affrettoso [34], Aggechimento [35], ecc.), la cui funzione, non ancora chiarita, farebbe pensare ad un segno di spunta per lemmi utilizzati (o da utilizzare) in un’altra versione del vocabolario o ad altro ancora. Tali segni sono stati però riportati in fase di trascrizione del testo (ossia figurano nella codificazione xml/TEI, anche se non vengono visualizzati).
 
Apostrofo.   Abbiamo regolarizzato l’uso dell’apostrofo secondo la norma attuale dell’italiano, inserendolo laddove mancava nei casi di elisione (vedi coll o stretto che diventa coll’ o stretto in voce Doga [376], coll e larga che diventa coll’ e larga in voce Mendo [697]), mentre nei casi di apocope postvocalica abbiamo lasciato la grafia del manoscritto (vedi a rami in voce Sbrucare: [1018], de maestri in voce Maestranza [668] che restano scritti senza apostrofo, come compaiono nel manoscritto).
In croato l’apostrofo è stato trascritto, rispettando fedelmente la scrittura del manoscritto, nei casi di elisione di “a” nelle preposizioni. Per esempio: K’ueçerù. K’mraakù in voce A sera [1], S’çessa in voce A cagione [10], S’lyeeuò in voce Sinistro [1090], ecc.
 
Divisione delle parole.   Abbiamo regolarizzato anche la grafia delle parole composte, basandoci sull’uso odierno. Il problema riguarda soprattutto il croato, dove ci sono oscillazioni nella grafia di nomi di erbe, di animali, ma anche di nomi geografici. Per esempio Yuçeryutro > Yuçer yutro in voce Iermattina [529], Yuçernoocch > Yuçer noocch in voce Iernotte [529], Haruaatskaxemglya > Haruaatska xemglya in voce Slavonia [1091]). Naturalmente, nei casi dubbi (neologismi ecc.) la grafia è stata lasciata unita se compariva come tale.
Invece, sempre per quanto riguarda la sezione croata, i pronomi clitici come il riflessivo se o come la forma dativa mi vengono lasciati attaccati alla forme che precede, come da consuetudine grafica dell’epoca (fino alla standardizzazione della lingua). Vedi per es.: Uzloxitisè. Meistavitisè in voce Frammetersi [466], Odpravitsè. Odijlitisè in voce Licenziarsi [649], Virremi. Vyerremi in voce Fede per giuramento [430], ecc.
 
Segni abbreviativi e abbreviazioni.   Nella sezione italiana sono state sciolte le forme abbreviate per per (vedi Bozzulo [139], Cerro [189]) e etc. (vedi Friggere [471], Gelosia [488]). Analogamente, le forme terminanti in m.te o m.to, che compaiono frequentemente nel manoscritto, sono state sciolte (vedi diligentem.te, che è stato trascritto diligentemente in voce Diligentissimamente [323], esaminam.to, che è stato trascritto esaminamento in voce Esaminazione [403]). Anche la scrittura abbreviata per “maggior” in voce Carraia [174] è stata trascritta sciolta. Nella sezione latina, è stata sciolta la forma abbreviata per la desinenza in “m” dell’Accusativo.
Per quanto riguarda le abbreviazioni vere e proprie (quelle che si riferiscono a termini grammaticali ricorrenti o ad altri termini analoghi), il manoscritto presenta numerose incoerenze ed oscillazioni. Per non intervenire troppo e inutilmente sull’originale, ci siamo limitati a regolare la punteggiatura (ossia collocando sempre il punto dopo i termini abbreviati quando questi mancavano), lasciando le diverse varianti così come si presentavano nel manoscritto e riportandole tutte nell’Elenco delle abbreviazioni.
A proposito di V.L. (vox latina), va inoltre segnalato qui anche il probabile uso improprio di questa abbreviazione per il lemma A pruovo [74]. Come suggerisce il confronto con il Vocabolario della Crusca, l’abbreviazione in questione, erroneamente interpretata ed estesa dal Tanzlingher, starebbe ad indicare invece “voce lombarda”.
Segnaliamo infine che abbiamo regolarizzato l’uso dell’abbreviazione “term. mil.” inserendola sempre, ovviamente, tra croci uncinate, tutte le volte (e non sono poche) che era stata tralasciata.
 
Segni soprascritti.   Il manoscritto presenta inoltre molti casi di segni soprascritti.
 
1.  Uno di questi compare in tutte e tre le parti del vocabolario (italiano, illirico e latino) sopra la e e si configura come una semplice variante grafica di quella vocale: esso viene ignorato nella visualizzazione. Vedi per esempio fette (su entrambe le e) in voce Affettare [31], ee (su entrambe le e) in voce Pape [791], ecc.
 
2.  Un altro segno, che allunga la vocale (per lo più e) o la consonante (p.es. g) verso l’alto, sta ad indicare la lettera maiuscola. Anche questo segno è usato sia in italiano sia in croato sia in latino (vedi per esempio per l’italiano Git in voce Gittaione [499], Mondo in voce Europa [414], Ebrei in voce Fariseo [422]; per il croato vedi Eksijca in voce Borsellino [137]; per il latino vedi Efrenatus. Efrenis in voce Disfrenato: [350]).
 
3.   Un ultimo segno soprascritto denota la doppia e può riguardare sia le vocali sia le consonanti. Per quanto riguarda le vocali (soprattutto a, u) il problema non riguarda l’italiano, ma solo il croato. In questi casi il segno è stato omesso, mentre la vocale è stata trascritta doppia. Si veda per esempio: Lees in voce Legname [642], Nèkaaukan in voce Laico [630], Kuurbà in voce Landra [633]. Per quanto riguarda le consonanti, il problema riguarda anche l’italiano. Anche in questi casi, in entrambe le lingue, il segno è stato omesso e si è trascritta una consonante doppia. Si veda per esempio per l’italiano: Azzurriccio (e Azzurrino, nella stessa voce) [109], Bernoccolo [127], ecc. E per il croato: Nakrunniti in voce Inghirlandare [588], Neraazborritò in voce Ciecamente [200], ecc.
 
In maniera analoga, le lettere soprascritte dallo scrivano perché dimenticate vanno inserite direttamente nel testo senza demarcatura. Vedi per es. per l’italiano Bofonchiare [134] ecc., per il croato vedi Oçarnomaastyen in voce Impeciato [541].
 
U/V.  È stata introdotta, sia per l’italiano che per il latino, la distinzione grafica tra U e V che non compare nel manoscritto, interpretando di volta in volta il segno o come vocale o come consonante.
Si è lasciata invece la grafia originaria nella sezione croata, dove l’interpretazione si presenta talvolta (spesso) dubbia.
 
i/j.  È stata eliminata, sia per l’italiano che per il latino, la distinzione grafica tra i e j, scrivendo ovunque “i”.
 
Geminate.   Non si è invece proceduto ad eliminare le incoerenze relative all’annotazione delle geminate nella parte italiana, ma si è rispettata sempre la grafia del manoscritto, anche in casi in cui il calcolo della frequenza della geminata in luogo della scempia (o viceversa) farebbe pensare ad un errore del copista. Eliminare l’oscillazione relativa all’annotazione delle consonanti doppie potrebbe infatti risultare arbitraria e non tener conto di usi regionali, periferici.
 
Segni diacritici.
 
1.  Il segno della cediglia, che compare nella sezione croata, viene ripristinato automaticamente, senza segnalazioni, quando risulta omesso per evidente lapsus calami. Per esempio: Naucitti. Naucittisè > Nauçitti. Nauçittisè in voce Imparare [540], Pocist > Poçist in voce Medicamento [123].
 
2.  La “e caudata”, presente nella sezione latina, è stata regolarmente trascritta come “ae” o “oe”.
 
Altre correzioni che non alterano la sostanza del testo ma che si limitano a regolarizzarlo, consentendo una lettura più agile e fluida, sono state introdotte senza segnalazioni. Mi riferisco innanzitutto alla regolarizzazione dell’uso del grassetto per evidenziare il lemma principale, anche laddove lo scrivano non l’aveva evidenziato o l’aveva evidenziato in modo scorretto (vedi per es. Allevare [47]).
Allo stesso modo, sono stati corretti senza segnalazione quei punti in cui (raramente, per la verità!) parti di testo si trovano “fuori posto”, non nella sezione giusta: le parti in questione sono state riportate al loro giusto posto.
 

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Fin qui gli interventi “automatici”, silenti, quelli cioè che non vengono segnalati nella visualizzazione (o perché sono stati trascritti senza demarcazione fin dal momento della trascrizione del testo xml, oppure perché, pur essendo stati originariamente demarcati, non sono stati poi trasformati per la visualizzazione). Ci sono però anche casi in cui è stato necessario intervenire suggerendo aggiunte, sostituzioni, espunzioni di lettere o parole. Questi interventi sono spesso sorretti anche dal confronto con altre fonti: oltre al Vocabolario della Crusca per l’italiano e per il latino, il manoscritto di Londra e quello di Zagabria per la parte croata.
Anche in questi casi si è seguito il criterio conservativo e gli interventi sono stati ridotti al minimo: quando la forma "sbagliata" aveva una qualche, se pur minima, "motivazione" o possibilità di essere giusta o fondata, non siamo intervenuti. Per esempio, curatella in voce Cibreo [199] non è stato corretto anche se la forma più usata e probabile (attestata anche nel vocabolario della Crusca) sarebbe coratella, perché nello stesso vocabolario della Crusca, accanto a corata è attestato (anche se raramente) curata.
A differenza di quelli “silenti” fin qui trattati, gli interventi veri e propri sono stati sempre rigorosamente segnalati (ossia sono stati opportunamente demarcati nella trascrizione xml e trasformati per essere visualizzati) nei modi che vengono riportati qui sotto.
 
1.  Per inserire lettere o parole mancanti, si è inserita la parte di testo che si ipotizza mancante tra parentesi uncinate. Es.: Adustivo, che <ha>facoltà d’inaridire [28], Avvantaggiare, e avvantaggiar<s>i [104], Bimalva, altea, mal<v>avischio [131].
 
2.  Per correggere parole sbagliate sostituendo lettere sbagliate o invertite, la parola corretta viene “riempita” di color grigio in modo da far risaltare in maniera evidente che c’è qualcosa da andare a vedere, ossia la parola originaria, scorretta, su cui siamo intervenuti. Quest’ultima emergerà puntando il mouse sulla parola in grigio. Es.: Dispiacente, spiacente (col mouse compare “spaciente”) [359], Cosmografo (col mouse compare “Comsografo”) [272], Testicolo, parte genitale (col mouse compare “gentile”) [1215].
 
3.  Per espungere lettere o sillabe o parole “di troppo” (dittografia, ecc.) queste sono state messe tra parentesi quadre. Es.: A capo [a capo] del libro [10], Catriosso, ossatura delle coste de’ polli [spo-] spogliata di carne [180].
 
4.  In casi di lettere non leggibili, al loro posto sono state messe delle parentesi uncinate contenenti tanti trattini quante sono le lettere ipotizzate. Es. Po<-->uda in voce Boto [238], Ne<->aro<->lan in voce Disusato [369].
 
5.  In caso di “buchi”, ossia di parole o parti di testo totalmente incomprensibili, sono state al loro posto delle parentesi uncinate, larghe tre spazi, vuote e senza riempimento grigio, visto che non si deve dare nessuna spiegazione alternativa. Si tratta comunque di casi molto rari (macchie d’inchiostro o ghirigori incomprensibili o simili). Es. A poco, tenersi a poco, che <   > [67].
 
6.  Infine, qualora una forma, peraltro chiaramente leggibile, sia sicuramente errata, ma non si sia in grado di proporre una correzione sicura, si mette <sic!> tra parentesi uncinate dopo la forma stessa. Es. Kostripç <sic!> in voce Spinacuta,… [1140].